#42Riflessioni sulla vita, l'universo e dio2010 08 25

Quel giorno tornai presto a casa, i fumi dell'alcol un po' dappertutto, era la scusa per tutto -- quella. Era strano, quando stavi lì, con il naso all'insù, guardando l'immensità e non avendo bisogno di niente. Era strano, quando tornavo indietro, quando ripensavo con mente fredda alle azioni insensate e ai gesti non voluti; era strano, quando ormai c'era ben poco da pensare, ero ancora lì, il naso all'insù e tanta voglia perdermi, per sempre. Quel giorno tornai presto a casa, chissà perché poi. Dissi che non mi ero divertito tanto, con poca voglia cercai di convincere gli spettri; era tardi ormai -- troppo tardi. Quella parola cominciò pericolosamente a ronzare nella mia mente, sapevo, sapevo benissimo dove voleva arrivare troppo tardi eppure non avevo voglia di ascoltarli, non oggi. Accesi finalmente quella benedetta sigaretta, tra le mani cominciava a darmi fastidio. Sapevo che era l'ultima. Avevo il terrore di sedermi e parlare, non sapevi mai dove poteva portarti. E -- detto tra noi, io non volevo andare da nessuna parte. L'unico posto dove volevo essere era lì, su quella scrivania, accendendo mille volte quella sigaretta, a pensare. Ma no! Dovevamo parlare, doveva urlare a squarcia gola, doveva farmi sapere che non ci stava, che tutto quello non aveva senso. Mi parlava di futuro, di dio, delle stelle e di tante cose che non avevo mai voluto sapere. Chiesi infine dove volesse arrivare. S'infuriava sempre quando lo facevo. Quando mi rispose venne il mondo. Mi rispose che quelli erano pensieri pensati sul momento, erano riflessioni dettate dall'ora. Dall'ora ebbi sempre più paura. Volevo la mia sigaretta, volevo la mia scrivania. Volevo il silenzio, volevo le stelle. Sì le stelle, mi è sempre piaciuto guardare le stelle, mi ha sempre fatto uno strano effetto.